XI. 16 ottobre

Carmine Parise:

Essere sensibili al dolore significa avere un  corpo raffinato

Siamo arrivati alla fine di questa lunga residenza e ancor di più di un lungo periodo lontano da casa.
Ho proprio voglia di tana e riposo, spero di riuscire a trovarne.

Oggi giornata un po’ distesa.

Iniziamo con uno yoga (clarity) un po’ tosto di prima mattina per poi prepararci per un filato di tutto lo spettacolo.
Io non ho per niente voglia di ballare, ma quando poi si parte sono carichissimo.

Va tutto bene, siamo contenti.
Feedbacks al sole in piazza, ridiamo e scherziamo.
Una piacevolissima giornata tranquilla di lavoro.
C’è tanto amore nell’aria, finiamo la giornata facendo dei grandi e forti applausi per ognuno di noi.

Ce li siamo proprio meritati.

Francesca Pennini

“Sali con la sala, lascia la scena

Tutta la tuta sbattuta

L’ultimo filato prima del debutto.

Yoga tutti assieme con un po’ di visvamitrasana avventati e titthibasana violenti.
Esagero con i flash nel filato, voglio bloccarli in condizioni davvero inaspettate. 
L’alluce di Angelo che cede, la testa di Simone che spunta dal pianoforte, la mela in bocca ad Emma, il braccetto a Teodora, la hola di Davide e il cavo popliteo ripieno di Carmine…

Mi godo le danze.
Mi addormento sotto al lenzuolo.
Tutto ha i confini sfocati di un’allucinazione.
Come per la prova aperta mi sento protetta, come se non fossi davvero in scena. 
La seconda notte insonne incombe. 

Dovrei raccontare tutto tutto? La mia intimità? Gli aneddoti? Il fuori scena? Il privato? 
Quanto nudo è il nudo?
Forse queste confessioni sono in risonanza con tutta quella pelle esposta alle mie spalle…
Sarebbe patetico? Egocentrico?
Dovrei consigliare di velocizzare Serra?
Quando è interessante bere?
Il suono dall’impianto è sbagliato? Deve essere reale?
Dovrei usare il microfono?
Come mi devo vestire? Come il finale? Elegante? Nera o colorata? Coloratissima?
La maglia di paillettes viola di Matilde?
Tacchi? Zeppe? Cuscini?
La borsa con tutte le mie cose?
Dico il nome della scena che fermo?
Scendo tra il pubblico o resto in scena sotto al telo per il vomitorium?
Ho deciso di fare il freeze fight.
Il corpo è addormentassimo ma in poco la musica lo innesca e mi godo la danza. Panoramica stilistica shuffle: bestia feroce, bambina iperattiva, ballerina storta, discoteca ormonata, grafica vettoriale; tarantolata; balera tropicale…
Non riesco a sostenere il male alla schiena nel freeze.
Nessun problema con la panatura da maizena invece.
Dopo pranzo rivediamo la scena per i tempi e per la scelta delle magliette.
Nere o bianche?
Nere. Sono più divisa, più abito da festa, più mimetiche con le ombre, diverse dal resto dello spettacolo.
E così io posso essere vestita uguale a loro dall’inizio.
Vorrei vedere una danza che va in cerchio, come anime in un girone infernale.
Vorrei vederli fare tutti la stessa coreografia circolare…
Non oso proporlo.
Mi pento.
Abdichiamo in preda alla liquefazione cerebrale.

Aperitivo con topics:
– cleptomania
– estrogeni e sedazione femminile
– TSO
– pescovegetarianesimo
– riga del culo
– i capelli di una volta & aneddoti nostalgici
– il trait d’union tra musical e opera lirica

Me ne vado.
Mi dispiace.

Avrei dovuto essere a casa nel primo pomeriggio ma ci stava tutta, se avessi avuto la forza sarei rimasta anche per la seratona.
Vedo i miei genitori e mia mamma mi dà il suo feedback sullo spettacolo.
Perplessa sul sacrificio di immobilità finale (che a me convince al 100%).
Arrabbiata con chi ha tirato così forte il cordino rischiando di staccare l’alluce a Davide…
(… continua a farmi ridere e tenerezza la confessione di oggi di Emma)

Ecco i suoi messaggi:

[16:27, 16/10/2021] Ciao Francesca come stai!? Nessun imbarazzo e nessun senso di colpa!! Non ero per niente imbarazzata a salutarti! Eri bellissima!!!! Sei stata bravissima! Anzi vorrei dirti tante cose sullo spettacolo che mi ha fatto molto piacere avere visto e che mi ha fatto molto riflettere!!! Mi è piaciuto molto! Ho visto molti processi evolutivi nel lavoro e anche tanti richiami ad altri tuoi lavori! Devo dirti che l’ultima parte quella della prova di resistenza l’ho trovata molto pesante e un po’ troppo faticosa sia per i ragazzi che per il pubblico!! Troppo lunga! Il papà si riferiva al senso di colpa perché quando Carmine è stato tutto quel tempo in meditazione mi è partito un applauso anzitempo! Ma tutto lì! Per il resto tu eri superlativa!!!! ❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️

[16:30, 16/10/2021] Se vuoi giuggiole c’è ne sono tante

[18:58, 16/10/2021] Non mi ero fermata a salutarti per lasciare il posto a tutti quelli che ti circondavano!! Sapevamo che per te era già “lavoro”! Ma io sarei venuta ad abbracciarti! Eri BELLISSIMA!!!! ❤️

(Mi sorprende per entusiasmo ed affetto dopo due giorni di totale sparizione).
Totale punti esclamativi: 26

Accetto l’offerta giuggiole e ne mangio un quantitativo malsano.
Racconto ai miei della mia gioia nel sentire il gruppo così affiatato, dell’aver trovato persone così.
Mi sento fortunata.
Oso quasi dire che il senso di fare Manifesto Cannibale sia la creazione di questa possibilità di condivisione, comunione, incontro intimo e avventuriero.

Riaccogliere la sempre amata Emma, l’arrivo di Alberto (che aspettavo dal 2019, dopotutto lui era presente proprio al primissimo esperimento su questo progetto), la presenza di Davide (che ho riconosciuto da quando ci incrociavamo per il Festival Mixxer nel 2009), la presenza fondamentale di Matilde con la sua dolcezza tagliente ed efficiente, la sorellanzafratellanza con Teodora, Simone, Angelo, Carmine.
Hanno fatto un miracolo.

Ho fatto un miracolo.
Profonda gratitudine.

Figata.

Teodora Grano:

999. I nostri talloni sono abbaglianti. Se faccio un passo posso accecarti.

Ultimo giorno. 
Ultimo filato poi sarà Roma a parlarci. 
Ultimo fight: ho capito la vita sessile. Come la memoria del movimento diventa memoria della dinamica nell’immobilità. È come l’eco eterno di un respiro. Un eco che non si esaurisce.

Ho la maglietta di Carmine. Ho un odore assurdo. È l’odore di 4 fight e di innumerevoli danze preparatorie mescolati alla memoria tessile del sudore di carmine. I nostri codici genetici mescolati nel disordine e riconfigurati in un impossibile segno olfattivo. Il pubblico lo sentirà quando mi siederò tra di loro e non potrà riconoscermi dal mio odore. Perché questo non è il mio odore. 

Quale odore produce l’immobilità?

Nel fight penso per intero ad un articolo di fisioterapia sulla riabilitazione che bisogna fare per percepire il dolore dopo aver alzato troppo la soglia. 

La soglia del dolore. Presuppone che da qualche parte ci sia una porta da varcare, e che quella porta sia mobile, e si muova in verticale. Ascende. Discende. Il modo in cui il nostro linguaggio si esprime è sempre un indizio di alcuni misteri. Un enigma situato fuori dalla coscienza e sempre a portata di mano. La soglia del dolore. 

Noi che abbiamo alzato la nostra soglia del dolore così in alto dobbiamo riabilitarci a questa forma di diagnostica personale.

La soglia del dolore è una forma di raffinatezza del sentire.

Sul ponte Emma mi dice: “Stanotte ho fatto un sogno. Mi ricordo solo che eravamo in un posto e facevamo qualcosa.”
Tipo la vita, rispondo.
Poi più tardi davanti ai miei würstel dice: “Ora ricordo. Mangiavo un salame. Un salame fucsia. Ecco cosa sognano i vegetariani.”

Tornando sul ponte Fra mi prende sotto braccio. È un gesto che mi sorprende. Sono sorpresa dall’essere toccata. E sono sorpresa che sia lei. L’asse fegato reni si sta riallineando. Anche io lo sento mentre mi tiene il braccio. Sento che la temperatura si sta rialzando. Tiepido. Invoco alcune divinità immaginarie. Che ci proteggano da noi stessi. Ci guardiamo nella piazza. Nei suoi occhi sento anche il mio sguardo. Sono felice di come è andata. Anche io. Non me l’aspettavo. Invece un miracolo c’è stato. Effettivamente. 

I nostri cromosomi sono sempre più disordinati.

Finalmente la sera la delegazione festa va a una festa. Ma la festa è veramente una roba attaccata con lo scotch. Fa freddo. Si balla all’aperto. Le casse troppo poche. Il suono non riempie lo spazio. C’è troppa luce. si balla sotto i lampioni con la luce in faccia. Emma dice: “La potevo fare io una festa del genere e l’avrei fatta meglio ma dobbiamo essere felici molto felici. Sorridete che si attiva l’ossitocina.”

Sorridiamo. 

E noi balliamo lo stesso. A qualunque costo e a qualunque condizione. È la mia seconda festa dopo la pandemia. Inizio a ricordarmi il mio corpo nelle feste. Il corpo della notte. I nostri aliti condensati dal freddo. Quanta escursione termica c’è tra il nostro dentro e il nostro fuori. Penso che sarebbe bello che il nostro alito facesse le nuvole di fumo anche nel freeze fight. 

Siamo una delegazione completamente fuori luogo. Simone sembra un ragazzino delle medie appena tornato da una giornata in montagna a sciare che balla super sciolto, Emma sembra perfettamente intonata alla cornice di muri scritti e cassa dritta ma con la compagnia sbagliata, io sembro la zia nichilista di Berlino e Davide sembra il nostro accompagnatore, il catechista.

Balliamo. Facciamo gli aeroplani. Facciamo un gioco tipo morra. Beviamo solo un gin tonic annacquato. 

La musica è senza senso. Non importa. Noi sorridiamo. Noi possiamo ballare. Qualunque cosa accada nessuno può toglierci questa cosa.

Abbiamo una personale tifoseria di rimastini seduti ai tavoli alle nostre spalle. In pista siamo rimasti noi e gli amici del Dj. e C’è più gente dal lato del Dj che dal nostro lato.

Penso ai posti in cui ho ballato. Le file lunghissime per entrare. L’umidità dei corpi o l’umidità dell’aria. Ovunque nuvole di fumo o di alito condensato. Ovunque quelli che ballano senza tregua e quelli immobili con la testa infilata nelle ginocchia. 

A mezzanotte la festa finisce. La musica finisce. Tutti se ne vanno. Saliamo sul furgone nero coi vetri oscurati e sembriamo una gang di strani malviventi. La gente ci guarda e non ci capisce. Un ragazzo ci fissa mentre facciamo manovra. Si avvicina lentissimo. Ci fissa. Abbassiamo il finestrino. Ci chiede se possiamo dargli un passaggio a Bologna. Davide dice no. Noi andiamo a San Luca. A PREGARE.

Crepiamo dal ridere. Davide diventa il nostro catechista. Noi i ragazzi dell’oratorio. E ci porta in gita a vedere le conseguenze della droga e della vita dissoluta. Diventa Padre Davide. Don Davide. Ci racconta che ha rischiato di finire in seminario. Che sua madre ha cacciato il prete che si era presentato per chiederle di mandarlo in seminario. Ci fermiamo a un pastificio notturno. Ci facciamo scaldare il panzerotto. Ci fa ridere questa cosa. Guardo le altre persone che di notte sono lì. Non ci sono solo quelli come noi che tornano da una festa. Ci sono anche strani uomini soli. Pallidi e con comportamenti molto strani. Infatti la donna al banco è molto bella, molto gentile, ha un accento dell’est e sembra essere abituata a difendersi e a trattare i problemi.

Risaliamo San Luca, costeggiamo i portici illuminati al sodio.

Dopo la curva delle Orsoline c’è una volpe in mezzo alla strada. 

Corre illuminata dai fari davanti a noi. Come se invece di scappare ci stesse aprendo la strada.

Emma Saba:

That’s the amazing thing on breathing: it’s both diagnostic and therapeutic

Mia mamma mi sorprende e mi accompagna in macchina a teatro.

Facciamo yoga. Penso a Nefeli e alle leggings competitions in studio 3. Con le vetrate che danno sul giardino con l’orto di Vincenzo. Lui poi ci portava i fichi e le ciliegie. Grazie allo yoga ho capito qualcosa della meditazione. Durante tutta la lezione spesso non vedevo l’ora che finisse ma sapevo che lo shavasana avrebbe ripagato quell’ora di yoga. Solo alla fine potevo travasare il nero che mi appare nella metà destra della testa quando chiudo gli occhi con il bianco della metà sinistra. Un travaso di colori, densità e pesi dei miei due lati del corpo. Ne avevo parlato solo con l’osteopata della Manufacture e lui mi aveva chiesto se mi considerassi una persona razionale e pragmatica o emotiva e spirituale. Mi sono subito pentita di non aver tenuto questo segreto con me stess_. Come avrei fatto a rispondere? Per esempio con Collettivo Cinetico mi sento chiaramente nel secondo gruppo, ma quando sono con l3 mi3 amich3 di Losanna mi sento più nella soglia del primo. Sempre il contesto. Purtroppo o per fortuna. Come un cane che mangia la coda ogni ragionamento deve passare da là. (And every binarism sucks).

Filato di mattina. Cerco di farlo al meglio. Ma improvvisamente dopo la prova aperta è strano essere senza pubblico. Fino al giorno prima mi sarebbe parso più strano l’opposto. Alcune persone sono stanchissime. Una sola è triste. 

Con Fra parliamo di come ci si sente a fare le cose che non si potrebbero fare. 

Penso a Colline e a come mi aveva guardata male perché una volta avevo fatto il biglietto dell’autobus, mentre andavamo in un centro occupato. Quando facciamo il freeze fight spesso mi viene in mente un frame di “About endlessness” un film che ero andata a vedere con lei in cui ci sono due persone sospese nel cielo, abbracciate, che planano sulla città. Immagino il mio corpo sospeso come i loro. Mi immagino il lusso di non avere un contesto, dei parametri, una storia, un avvenire. Un corpo fermo in una posizione che non vuole dire niente. Lì e basta. I miei capelli blu non significano niente, le mie forme e il mio corpo senza connotazioni culturali. Un lusso che se non riconosci come tale è un privilegio. 

Penso anche a Marta che è stata arrestata e il processo non è stato archiviato, e ad Ali che vive senza documenti nonostante ne abbia diritto quanto me. Ecco perché non mi sento più male come prima non rispettando le regole.

Festaaaaaaaaaa! Grazie Davide, Teodora, Simone. Grazie grazie. Come si muove il cantante dei Fuera! 

Le stelle e luci della città ci parlano attraverso i vetri del Madda. 

Fare silenzio. 

Again I think, I am not picky. I’ve just got my Sun in Thaurus. 

grazie tutt3. Grazie grazie

Where’s my spine? starring Millepiedi Rosso Gigante del Madagascar
Stigmatizzatina starring “Cristo Crocifisso” di Michelangelo
Per tracciare il buio starring “Il geografo” di Henri De Braekeleer
Rilievo starring “Il Polittico Di Santa Caterina D’Alessandria”
Riflettere starring la luce della luna sul mare.
Open your eyes starring “Cerchio nero” di Kazimir Severinovič Malevič
Il frutto del fuoco starring “Incendio alla camera dei Lord” di Turner