III. 10 giugno 2020

Angelo Pedroni

Oggi sono successe un sacco di cose. È arrivato Finotti (e pure tutti gli altri che mica meno solo perché li ho visti gli altri giorni). Ho cacciato i miei simili anche se comunicato male. Ho mandato una mail sul water questa mattina e fatto una telefonata prima di lavarmi i denti con la voce dell’oltretomba (questa era una piccola digressione). E poi il cantante fico alto e tedesco (per metà) che dice sì a qualsiasi cosa e così finirà nudo sul palco a non cantare una nota (ma comunque prima o poi, perché i registratori abbiam visto che sono ul-tra-fi-ghi). Poi son finito nudo, metti le cuffie, togli le cuffie, più veloce, apri gli occhi, ah già, ma la foresta è bellissimaaaaa. Mi son perso Davide che fa il giardiniere, ma me lo son immaginato molto bene. Ecco. È che ho iniziato a scrivere tardi e questo è il risultato. Volevo condividere un pensiero dell’inizio della meditazione. Che ho barato e ho detto questo me lo tengo invece di buttarlo come effettivamente dovrei fare, come tutto, che tutto è simile. Ecco il pensiero era Telecinesi. Da tele = televisione e cinesi = cinesi. Cioè, la televisione dei cinesi. Che noi stavamo spippolando l’etere per vedere le immagini e loro spostavano letteralmente gli oggetti con il pensiero. Assolutamente immuni da tutta una rivoluzione della fisica e del metodo scientifico e chissenefrega, loro spostano le cose col pensiero. Ecco, mi sa che non è vero, ma per un momento lo è stato, in un’immaginazione vividissima di un essere respirante in meditazione (barando) era verissimo. Che non c’è una grande distinzione: vero me, vero per tutti. 

Che basta manipolare appena l’interpretazione del linguaggio, di un senso assodato per dare uno scossone a tutto un mondo… un breve scossone. La realtà, quella fuori, non è fatta di vetro e serve ben di più per sbriciolarla. Ma com’è poter invertire per un attimo un pensiero e farlo diventare reale? Il cannibalismo a cui pensiamo forse è quel lampo devastante e sempre lì a portata di,semplicemente, farti girare per un secondo il mondo al contrario. E poi non è che gira effettivamente al contrario. Non ancora.

E quindi, se una rivoluzione è possibile, oltre quale bordo del campo visivo è necessario sfondare lo sguardo?

Carmine Parise

Dopo soli 3 giorni mi sembra già di poter fare un po’ a meno dei miei occhi. 
Mi sta piacendo scoprire il mondo da questa nuova prospettiva. 
Per il resto voglio solo esprimere tutto il mio amore per voi compagni. 
Grazie per la vostra energia.
Più ci penso e più quello che si sta creando mi sembra meraviglioso.

Teodora Grano

[2992 d.C.]

Niente da dichiarare

[505000000 a.C, Cambriano ]

Niente da dichiarare 

[2020]

Oggi ho assistito a una cosa.
Un fenomeno extraterrestre. 
Avvistare un ufo è di uguale misura.
Anche assistere agli ultimi minuti di vita di una stella.

Loro sono lì.

Loro hanno condiviso con te, tempo fa, le loro visioni, le idee, le proiezioni delle ombre su un muro. E sono quella roba lì. Idee: cose che uno vorrebbe fare.
Ma sono anche il suono delle loro parole, le pause che fanno mentre cercano la parola giusta, le espressioni facciali al posto della punteggiatura. 

E tu sei li seduto che ascolti.
E poi c’è oggi.

Quel momento che non succederà mai più.
Sei lì seduto e all’improvviso succede davanti a te. 
Vedi l’idea che prende una forma, un corpo, arranca con lo scotch, i pezzi mancanti, le torcette raccattate attaccate a un leggio.
E quella cosa lì non succederà mai più. Quella cosa lì succede una volta sola e succede oggi. 
È tutto in potenza tutto da fare eppure è già lì. E si lascia guardare. 
È già quello che sarà ma non ancora.
Due piani temporali sovrapposti come due pagine. Trasparenti. 
Noi qui a guardare pezzi di Tempo Altro (che non può essere oggi perché é anche mesi fa e sarà anche tra qualche anno) che fanno uno spettacolino super privato solo per noi. 
Succede negli ultimi minuti prima di andarsene.
Mi sarà successo un milione di volte di notte ad Agosto: 
“Dai basta andiamo”
“Un attimo”
Pioggia di stelle cadenti.
Io sono quella che ha detto un attimo e lo ha visto succedere. 
È un mio potere segreto. Mi accorgo delle cose.

Francesca Pennini

L’istinto predatorio mi ha accompagnata per tutto il giorno.
Con quella ferocia addosso ho camminato la giornata manipolando la realtà, ottenendo risultati.
Consumo e produzione del tempo, del mondo.
Estroflessione, proiezione nel fuori. Bye bye contemplazione.
Sono ramarri questi ipercorpi. Sono fuori questi ipercorpi, sono proprio fuori.
Ho visto con le mani il corpo di Teodora che perdeva la prima pelle. 
Ho visto con le orecchie lo starnuto di Simone.
Ho visto con le narici Carmine al mio fianco.
Ho visto con gli occhi Angelo trasformarsi in creaturina alla Bosch.
Ho iniziato sorridendo a Davide che entrava in sala.
Ho continuato a sorridere durante il match predatorio… è perché qualcuno guarda da fuori?
Si sorride comunque quando c’è la certezza che nessuno guardi?
Ho finito sorridendo dello scroto perfettamente illuminato di Angelo nella prima scena.
Mi teletrasporto in pochi minuti sotto l’occhio dislocato di un ecografo. Occhio tattile che vede il dentro. Corpo mistico, magico. Non mi capacito di come possiamo credere a simile magia senza alcuno scetticismo. Il medico riconosce i tessuti attraverso luci e ombra, inventandoli nel bianco e nero organico sullo schermo.
Gli ultrasuoni e gli infrarossi sfiammano.
Sopra al range del suono, sotto al range della luce.
Che il corpo conosca già l’inversione di cui parliamo?

Cosa sa il corpo?

Davide Finotti

Fuori dal recinto, ma con occhio vigile e da un punto di vista privilegiato. 
Dentro il recinto entrano predatori silenziati, cauti, al rallentatore. Fendono l’aria come burro fino a toccarne un fondo duro: movimenti lenti, misurati, non umani. 
Dentro il suono ci si muove più velocemente.
Fuori dal suono (silenzio grasso, denso, gelatinoso) c’è fissità mobile di antenne allerta e di artigli pronti ad attaccare. 
Fuori dal recinto, ma con occhio vigile e da un punto di vista privilegiato vedo l’attacco, il fiutare la presenza, il cannibalismo, la possessione, la mescolanza, la commistione, lo scambio di pelli, di tessuti, di entità. 
Dentro il suono quanto sono diverso da quelle presenze?
Fuori dal suono (silenzio traslucido, abbagliante, accecante) quanto posso farmi predatore quanto loro?

Francesca Pennini:

*scusate volevo scrivere TAMARRI, non ramarri!

Il cazzo di correttore non ha ancora disintegrato il suo fottuto galateo pseudoeducato da quattro soldi. (Ecco, vendetta)

Simone Arganini

Prede e predatori loro malgrado. 

Ma oggi ho scoperto che non sarò nulla di tutto ciò. Per la prima volta da mille anni guarderò dall’alto e da lontano questo ammasso di bestie infra e ultra fighe e un pianista figo tradotti in corpi a 360°. 

Che figo.

Che figo?